La fortuna di avere una famiglia presente.

da Calo
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Titolo: Senza dirlo a nessuno

Autore: Giorgia Scianna 

Anno e casa editrice: 2024, Giulio Einaudi editore spa 

 

I temi principali e il messaggio fondamentale di “Senza dirlo a nessuno” ruotano attorno al mondo dell’adolescenza e alla complessa dinamica del rapporto tra genitori e figli nella società contemporanea. 

Il titolo stesso sintetizza il cuore del romanzo: l’invisibilità delle vite dei ragazzi agli occhi degli adulti. Scianna esplora la distanza emotiva che si crea tra genitori e adolescenti, mostrando come i ragazzi costruiscano un mondo privato e inaccessibile, spesso per protezione o per far valere la propria autonomia.  Il protagonista Manish, nato da madre italiana e padre di origini tamil, incarna il tema dell’identità multiculturale e della ricerca del proprio posto nel mondo. Il suo viaggio improvviso e non spiegato rappresenta un tentativo di orientarsi tra origini e appartenenze diverse. 

​Manish ha sedici anni e vive a Londra con il padre Kirti con il quale ha un rapporto apparentemente idilliaco per un adolescente, totale autonomia, nessun divieto, una convivenza che assomiglia a quella tra due conviventi discreti. La madre Barbara si è rifatta una vita a Genova con un nuovo compagno, Guido, e altri figli più piccoli. Dieci anni prima ha preso la dolorosa decisione di lasciare Londra e l’affidamento di Manish a Kirti, conscia che sradicare il bambino dal suo ambiente non sarebbe stata la scelta migliore, pur portandosi dietro il senso di colpa per avergli riservato un posto marginale nella sua nuova vita. ​Una mattina d’estate , mentre tutti pensano che Manish sia a scuola a Londra, il ragazzo prende un aereo per Roma all’insaputa di chiunque. In un parco romano finisce coinvolto in una maxi-retata della polizia e arrestato con l’accusa di spaccio di stupefacenti insieme ad altri coetanei. Informata dalla polizia, Barbara si precipita disperata a Roma. Manish rimane in silenzio, non spiega cosa ci facesse a Roma, non si difende, non fa nomi. Quando il padre Kirti arriva a Roma appare sorprendentemente distaccato e poco provato dall’accaduto. ​Nel giro di pochissime ore Manish e gli altri tre ragazzi fermati vengono rilasciati con scuse ufficiali, scagionati da ogni accusa grazie al sopraggiungere di nuove e improvvise prove. Gli inquirenti mostrano una fretta sospetta nel liquidare l’intera faccenda come un banale errore di persona. Se Kirti è felice di archiviare la vicenda e tornare a Londra, Barbara non ci sta. Guardando il figlio negli occhi percepisce che il ragazzo non è scampato a un pericolo per puro caso, ma nasconde qualcosa di enorme. Rimanendo a Roma e scavando a fondo tra i contatti e le mosse di Manish, Barbara porta alla luce una realtà agghiacciante. ​Manish non si trovava lì per spaccio né per una bravata ma era stato ingaggiato ed era diventato una sorta di informatore o pedina in un meccanismo di monitoraggio e servizi d’intelligence. Sfruttando l’invisibilità degli adolescenti, la loro padronanza della tecnologia e la tendenza degli adulti a ignorarli o sottovalutarli, il sistema usa i ragazzi per muoversi in ambienti informali e raccogliere informazioni sensibili senza destare sospetti. Il tempestivo e quasi magico intervento della polizia per scagionarlo era servito in realtà a insabbiare la copertura e a proteggere la rete d’intelligence dietro l’operazione. ​L’accaduto costringe i tre protagonisti ad affrontare le proprie omissioni.

​Kirti deve riconoscere che la sua eccessiva libertà concessa al figlio era in realtà una forma di disattenzione e distacco.

​Manish si rende conto che la sua ricerca di indipendenza lo ha portato dentro un gioco pericoloso per cui non era pronto.

Barbara all’inizio potrebbe sembrare la solita madre ansiosa che rompe le scatole, ma è l’unica che non si accontenta delle scuse veloci della polizia, decide di scavare fino in fondo, accettando anche la possibilità di scoprire cose brutte o di dover ammettere di aver sbagliato in passato. Infatti ora deve fare i conti con la propria assenza e la scelta fatta dieci anni prima.

​Leggere la storia di Manish da una posizione come la mia fa riflettere molto, perché mi rende ancora più consapevole della fortuna di avere una famiglia che c’è, mi sprona e mi sta vicino senza però soffocarmi. Quando hai dei genitori che credono in te e ti spingono ad andare avanti con fiducia, ti viene naturale vedere il loro supporto come una rete di protezione e uno stimolo, non come un ostacolo o un controllo pesante.

A questa età tutti noi abbiamo bisogno di una spinta per metterci alla prova, ma abbiamo anche la necessità di costruirci dei confini nostri. La storia mostra cosa succede quando la comunicazione si incrina; Manish finisce nei guai proprio perché preferisce muoversi nell’ombra e gestire cose enormi “senza dirlo a nessuno”, anziché confidarsi con chi gli sta intorno. ​Il libro mi ha fatto apprezzare ancora di più l’importanza di avere un dialogo aperto a casa. 

Scianna invita gli adulti ad abbandonare l’illusione di poter controllare o comprendere appieno ogni aspetto della vita dei figli adolescenti. Piuttosto che un controllo ossessivo, il suggerisce che la vera presenza genitoriale consiste nella disponibilità all’ascolto e nella capacità di rimanere un punto di riferimento anche di fronte ai silenzi dell’adolescenza.

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