La principessa si è ribellata al drago

da Davide Alberati
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‘L’estate che ho ucciso mio nonno’ è un romanzo di Giulia Lombezzi, edito da Bollati Boringhieri e stampato per la prima volta nel 2025.

Il romanzo è ambientato ai giorni nostri e la protagonista è Alice, una sedicenne che vive a Milano con Marta, la mamma.

La giovane è un’attenta osservatrice, diretta, ironica e ribelle, capace di chiamare le cose col loro vero nome, rifiutando le convenzioni sociali.

L’equilibrio tra madre e figlia viene all’improvviso sconvolto dall’arrivo nella loro casa di Andrea, il nonno materno.

Andrea, anaffettivo ed egoista, esercita il suo autoritarismo principalmente su Marta, che si dimostra sempre pronta a soddisfare ogni richiesta paterna.

In Liguria, nel paese di origine di Andrea, Alice incontra una cugina della mamma, che le rivela alcuni episodi del passato, che confermano l’atteggiamento patriarcale e protervo che da sempre ha contraddistinto suo nonno.

Vedere la figura della mamma rimpicciolirsi sempre più davanti alla prepotenza del nonno, causa in Alice molta rabbia, al punto tale che tenta di risolvere definitivamente il problema.

In seguito, frugando tra le vecchie carte della nonna la ragazza trova un telegramma indirizzato a Marta, ma che Andrea non ha mai consegnato alla figlia, facendo cambiare per sempre il corso della sua esistenza.

Quando ormai il lettore ha quasi perso la speranza, finalmente Marta trova la forza di ribellarsi e di riprendere in mano la sua vita.

Ho trovato questo romanzo molto intenso, a tratti drammatico, mai scontato.

La figura di Alice è a mio avviso molto credibile, cinica ma sorprendentemente generosa.

Il linguaggio usato dall’autore è colloquiale, la sintassi è caratterizzata da frasi brevi e il ritmo è mediamente incalzante.

Una riflessione che mi ha stimolato questo testo è che quando subiamo dei soprusi e non riusciamo a difenderci dobbiamo imparare a chiedere aiuto, se serve alzando la voce, con forza e determinazione.

Inoltre, quando un prepotente esercita la sua protervia su un soggetto più debole, la responsabilità è anche di chi non interviene pur essendone a conoscenza.

Leggendo questo libro ho inoltre riflettuto sul ruolo che una società ancora purtroppo patriarcale assegna ingiustamente alle donne, che spesso passano dalla cura dei figli a quella dei genitori anziani e non più autosufficienti, dovendo rinunciare talvolta al proprio lavoro o alle proprie passioni.

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